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Accompagnamento di familiari degli assistiti
Il Distretto socio-sanitario di Chiusa e dintorni ha avviato per la prima volta, nel novembre del 1999, il progetto “Affiancamento di familiari degli assistiti”. Il suo obiettivo era, ed è tuttora, quello di offrire un aiuto concreto e un sostegno psichico alle persone che assistono quotidianamente i propri familiari, nella consapevolezza che quest’attività spesso richiede la loro presenza sia di giorno sia di notte, fornendo loro anche la possibilità di riposarsi e uno scambio d’esperienze. Tutti i colloqui e gli incontri tra i familiari sono coordinati da un operatore professionale del Distretto socio-sanitario. Su richiesta dei partecipanti, possono intervenire anche esperti in grado di relazionare su argomenti diversi, come ad es. la demenza senile, il morbo di Parkinson, aspetti psicologici o l’assistenza spirituale.
Ogni primo mercoledì o secondo mercoledí * del mese, da ottobre a maggio, il gruppo s’incontra dalle ore 14.30 alle ore 16.30 nella sala polifunzionale del Distretto socio-sanitario di Chiusa e dintorni, Seebegg 17. Tutte le persone interessate possono partecipare agli incontri.
• mercoledi 07 ottobre 2009 oli essenziali utili nella cura collaboratrici del distretto di Chiusa • mercoledi 04 novembre 2009 Törggelen al Huber a Pardell • mercoledi 02 dicembre 2009 "parlare della morte"• Mons. Arthur Schmidt, Centro della Bibbia Novacella mercoledi 13 gennaio 2010 * slittare sulle Alpi di Villandro • mercoledi 03 febbraio 2010 rituali utili per la vita quotidiana -" Farsi del bene" Patrizia Pichler, infermiera dipl. • mercoledí 03 marzo 2010 Santa Messa a Sabiona - sono invitati soprattutto i familiari che hanno perso un assistito negli ultimi anni • mercoledí 07 aprile 2010 Sostegno del movimento indipendente Berger Paul, trainer cinestesia, infermiere, • mercoledí 05 maggio 2010 impacchi e supporti curativi Elisabeth Gamper, infermiera dipl., tutor alla Claudiana
• Giovedi, 22 luglio 2010 Gita dei familiari degli assistiti alla malga Geisler di Funes Ritrovo : ore 09.00 distretto Chiusa tempo : ca . 2 ore dalla Malga di Zanses Iscrizione : 20 luglio nel distretto sociale di Chiusa - tel. 0472/847494
Misure a sostegno della personalità dei giovani socialmente a rischio con coinvolgimento dei genitori
L’obiettivo del progetto è di offrire accompagnamento e assistenza agli alunni delle scuole medie di Chiusa e dintorni nel corso dell’anno scolastico. Lo scopo primario dell’offerta sono misure preventive nel comportamento sociale come superamento dei conflitti e sostegno in presenza di frustrazione e aggressione nonché sostegno della personalità dei giovani. L’offerta consiste nell’assistenza di gruppo il lunedì, mercoledì e venerdí dalle ore 14.00 alle 17.15. Il progetto ha due aspetti importanti: • assistenza nello svolgimento dei compiti di casa con lo scopo di conseguire successi scolastici per incrementare la propria autostima e la motivazione scolastica. Una buona collaborazione continua con la scuola e gli insegnanti è indispensabile. • Assistenza nelle iniziative per il tempo libero. Ai giovani vengono offerte occasioni creative e stimolanti per gestire in modo attivo il loro tempo libero. Attività creative, giochi e movimento nella palestra e all’aperto, cucinare ed altro offriranno ai giovani l’occasione di fare esperienze proprie. Attraverso attività creative possono essere scoperte e appoggiate le capacità e le preferenze personali. Gli alunni delle scuole medie possono fare nuove esperienze in un gruppo di coetanei, mettersi alla prova e rafforzare la loro autostima e la fiducia in se stessi. Nel settore del tempo libero esiste a secondo della tematica anche la collaborazione con il servizi gioventù, il servizio consulente “Young + Direct”, l'associazione AVS, diverse associazioni sportive ed altre persone specializzate. Una buona collaborazione ed uno scambio continuo con i genitori è essenziale per il lavoro con i giovani. Consiste in serate con i genitori, contatti personali e telefonici. Questo progetto è stato avviato nell’ottobre 1997 ed in base alle esperienze concrete, alle esigenze dei genitori e dei partecipanti nonché alle cognizioni teoriche è stato sviluppato e adattato ulteriormente.
Dr. Herlinde Thaler, responsabile del distretto
Attività con le persone disabili Un incarico di ricerca per i Servizi Sociali Valle Isarco
Circa il 14,5% della popolazione dell’Unione Europea a 25 membri è affetta da una forma di disabilità. L’EASPD (European Association of Service Providers for Persons with Disabilities), un’associazione “ombrello” europea, rappresenta gli interessi delle persone disabili presso le istituzioni europee ed esercita pressioni politiche in loro favore. I Servizi Sociali Valle Isarco, in qualità di membri dell’EASPD, hanno collaborato al progetto di ricerca LABOr, finanziato dall’UE. L’obiettivo di questo progetto è stato quello di mettere a confronto i diversi percorsi formativi e le opportunità lavorative e occupazionali di persone affette da disabilità intellettive, nonché promuovere lo scambio d’informazioni ed esperienze già collaudate in questo campo. Sul Knowledge Center presente su internet, all’indirizzo www.start-labor.org, sono stati messi a disposizione i risultati dell’indagine e presentate le diverse modalità d’approccio ed esperienze nell’ambito dell’integrazione di persone disabili. Le principali conclusioni cui è giunta la ricerca sono: • le persone disabili desiderano lavorare; • le persone disabili sono persone con esigenze individuali e, pertanto, richiedono soluzioni personalizzate: il lavoro deve essere adeguato all’individuo; • a livello europeo, è in atto la tendenza a favorire l’integrazione di persone affetti da disabilità intellettive nel libero mercato del lavoro; • i posti di lavoro protetti sono una valida opzione per le persone disabili; tuttavia, essi devono offrire opportunità di crescita e formazione professionale; • la formazione di persone disabili deve essere adeguata meglio alle reali condizioni di lavoro, ad es. attraverso iter formativi, sviluppati direttamente sul posto di lavoro. I Servizi Sociali della Comunità Comprensoriale Valle Isarco terranno conto di tutte queste conclusioni scientifiche nella loro attività pratica e si adopereranno affinché, anche in futuro, il loro operato si muova in questa direzione.
Per ulteriori informazioni, è possibile rivolgersi alla dott.ssa Herlinde Goller, Sostituta - Direttrice dei Servizi Sociali Valle Isarco (0472 847 494).
Relazione di un’esperienza L’accompagnamento sul posto di lavoro
Sull’esempio di una persona di 28 anni affetta da disturbi psichici, in possesso di diploma di scuola professionale commerciale e buone conoscenze informatiche.
Il Centro di mediazione lavoro di Bressanone si è informato presso i Servizi Sociali Valle Isarco, nello specifico presso l’operatrice addetta dell’accompagnamento sul posto di lavoro, circa la possibilità di offrire questo tipo d’assistenza al signor NN. L’operatrice viene brevemente informata sulla situazione familiare e lavorativa del signor NN. In occasione di un colloquio congiunto con lo psichiatra che assiste il signor NN, il Centro di mediazione lavoro e l’operatrice, vengono scambiate informazioni e discussi gli obiettivi. Il sig. NN ha necessità d’assistenza nella pianificazione delle sue attività quotidiane. L’operatrice esplorerà la capacità d’adattamento sul posto di lavoro e le abilità del sig. NN. Inoltre, il paziente sarà assistito nelle sue attività ricreative, per offrirgli valide alternative al consumo d’alcolici. Dopo questo scambio d’informazioni, il Centro di mediazione lavoro informa la persona di riferimento all’interno dell’azienda circa l’attività di sostegno avviata dall’operatrice nei confronti del sig. NN e sulle finalità e misure dell’accompagnamento. Il sig. NN e l’operatrice vengono presentati in azienda dal Centro di mediazione lavoro. L’operatrice concorda con il sig. NN 14 visite in azienda. Questi incontri vengono utilizzati per colloqui tra il sig. NN e la persona di riferimento al suo interno. All’inizio dell’attività con il sig. NN, l’operatrice pone massima attenzione sulla costruzione di una solida base di fiducia su cui impostare i colloqui futuri. Nel corso degli incontri verranno elaborati i seguenti argomenti: pianificazione ragionata e realistica delle ferie del sig. NN, per consentire di programmare con anticipo il suo tempo libero; elaborazione di un profilo attitudinale: autovalutazione e valutazione di terzi; interessi e desideri circa un nuovo posto di lavoro e il tempo libero; quali presupposti esistono già per la realizzazione degli obiettivi e quali devono essere ancora acquisiti?
L’attività socio-pedagogica con le famiglie Relazione di un’esperienza
Nel luglio 2004, un’infermiera del Distretto sanitario chiede la collaborazione dell’assistente sociale del Distretto sociale di Chiusa e dintorni per il seguente caso. Una vedova, madre di 2 bambini che frequentano la scuola media, è malata di cancro e si trova allo stadio terminale della malattia. A quel momento, né le persone direttamente interessate, né i loro familiari, né tanto meno gli operatori del Distretto sanitario e dell’assistenza domiciliare coinvolti se la sentono di affrontare apertamente il problema del futuro dei bambini. Non è stata ancora fatta chiarezza se ci sarà una famiglia affidataria che prenderà in custodia i bambini o se verranno internati in un istituto. Inoltre, gran parte dei familiari non è ancora consapevole della gravità della situazione o non l’ha ancora riconosciuta come tale. L’assistente sociale discute la situazione con l’operatrice dell’attività socio-pedagogica con le famiglie e quest’ultima decide di assumere la gestione del caso, il cosiddetto “case management”. L’obiettivo di quest’accompagnamento è di sostenere la madre, in particolare nella relazione con i figli, aiutandola a intraprendere i passi necessari per chiarire la situazione futura e adottare le misure necessarie.
L’attività dell’operatrice familiare consiste inizialmente nel parlare con tutte le persone coinvolte, cercando di capire qual è la questione più impellente in questa vicenda drammatica e urgente al tempo stesso. A tale scopo, organizza incontri regolari con gli assistenti professionisti (infermiere, collaboratrici dell’assistenza domiciliare, medico di base, assistente sociale), per favorire il necessario scambio d’informazioni, integrare al meglio le risorse e chiarire i passi successivi. Importante è mantenere costantemente i contatti con tutti i soggetti coinvolti, anche al di là di questi incontri. Inoltre, l’operatrice invita tutti i parenti più prossimi a una riunione in cui vengono apertamente affrontati sia gli aspetti infermieristici riguardanti la signora NN, sia quelli socio-operativi relativi ai bambini, così che sia possibile fare chiarezza sui successivi passi da compiere. Come prima conseguenza, in collaborazione con il medico di base, viene organizzato un gruppo di assistenti volontarie che dovrebbe fornire assistenza alla signora NN, 24 ore su 24, consentendole così di rimanere a casa propria.
Assieme all’assistente sociale, vengono condotti i necessari colloqui con due coppie per verificare la disponibilità alla custodia dei bambini.
Da quando le è stato affidato il caso, l’operatrice familiare fa visita alla signora NN e ai suoi figli almeno una o due volte alla settimana. In questo modo, in breve tempo, le è possibile creare una minima base di fiducia, condizione necessaria per affrontare assieme a lei argomenti delicati come la malattia e la morte in relazione ai figli. Il sostegno telefonico fornitole dallo psico-oncologo della signora NN facilita l’approccio a questo difficile tema. Si arriva, così, a colloqui congiunti con la signora NN e i suoi figli, per cercare di prepararli il più apertamente e il più dolcemente possibile all’imminente decesso della madre. Sono seguiti alcuni incontri con la coppia che ha deciso di affrontare l’affidamento. Solo così, nonostante la difficile situazione caratterizzata da forte incertezza, è stato possibile fornire ai bambini un minimo di sicurezza e chiarezza per il loro futuro.
Il ruolo dell’operatrice familiare in questa vicenda, sia come accompagnatrice sia come persona di riferimento, è stato pienamente accettato e riconosciuto dai familiari e dall’intero sistema assistenziale che, per molte persone direttamente o indirettamente coinvolte, ha rappresentato un sollievo tangibile. Infatti, prima di allora, nessuno si era mai sentito responsabilizzato e in grado di assumersi decisioni così importanti e imminenti, tanto da far gravare un carico eccessivo sulle assistenti coinvolte e sui familiari della signora NN.
La signora NN è morta in casa propria a fine settembre. I suoi figli sono stati dati in custodia a una famiglia affidataria. L’operatrice familiare continua la sua preziosa opera, sostenendo e accompagnando questa famiglia nel suo nuovo e difficile percorso.
Magdalena Kofler – operatrice familiare
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